Venerdì 27 giugno la Soprintendenza del Mare, diretta dal Prof. Sebastiano Tusa, in collaborazione con la sezione castellammarese di SiciliAntica, ha effettuato il recupero di un reperto archeologico rinvenuto nelle prossimità delle cosiddette “Porte di Castellammare”.
Il reperto, un ceppo d’ancora in piombo di epoca romana, era stato individuato qualche tempo fa a circa 15 metri di profondità dal sommozzatore castellammarese Lino Corso, socio della locale sezione di SiciliAntica. Qualche giorno fa al ceppo era stata legata un’artigianale boa di segnalazione, verosimilmente apposta da qualche malintenzionato che stava preparandosi al recupero furtivo del reperto.
Il presidente dell’Associazione, Ignazio Sottile, ha prontamente effettuato la segnalazione alla Soprintendenza del Mare che ha disposto l’invio di una Unità Operativa guidata dall’archeologo subacqueo Dott. Fabrizio Sgroi e dall’operatore subacqueo Franco Balistreri, per definire le modalità dell’intervento.
Il gruppo dei sommozzatori di SiciliAntica e l’Unità Operativa della Soprintendenza del Mare, intorno alle 10.00, hanno raggiunto il punto segnalato ed hanno proceduto nell’immersione.
In primo luogo è stata effettuata una prospezione del contesto, di seguito sono state effettuate le riprese fotografiche, quindi il rilevamento delle coordinate con il GPS ed infine, con l’aiuto di un pallone di sollevamento, si è proceduto con il recupero dell’antico reperto.
In tutte queste fasi SiciliAntica ha curato la logistica e ha messo a disposizione le attrezzature e le competenze dei suoi volontari: Ignazio Sottile, presidente della sezione, esperto di scavi archeologici, Lino Corso, esperto subacqueo, Sergio Curatolo, sottufficiale della Guardia Costiera ed esperto subacqueo, Antonella Curatolo, archeologa ed esperta subacquea, Daniela Ferrara, archeologa, storica dell’arte e restauratrice, Giovanni Turano, architetto e istruttore subacqueo, Gianfranco Stabile, operatore tecnico subacqueo.
Il ceppo d’ancora è stato dunque trainato verso il porto di Castellammare del Golfo e grazie all’aiuto offerto dall’Impresa Edile Lo Nano, è stato issato sul molo e da lì trasportato al Museo del Castello ed affidato al suo responsabile Baldo Sabella.
La Soprintendenza del Mare, che ha trovato il reperto molto interessante per le caratteristiche tipologiche e per le grandi dimensioni (191 cm per oltre 200 kg), ha deciso infatti che, dopo i necessari approfondimenti, questo pezzo di storia del nostro mare potrà essere esposto all’interno del Museo del Castello di Castellammare.